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Unioncamere Emilia-Romagna e Fidindustria Emilia-Romagna, in collaborazione con Università di Parma e Istituto Guglielmo Tagliacarne, presentano l'Osservatorio regionale sul credito: al fianco della tradizionale indagine congiunturale, Unioncamere Emilia-Romagna propone un’analisi strutturale in collaborazione con Fidindustria Emilia-Romagna e l’Università degli Studi di Parma. La ricerca evidenzia alcune buone pratiche seguite dalle imprese che, anche in questi anni di crisi, hanno continuato a crescere e a ottenere credito bancario. 

Per Fidindustria si tratta di un progetto che getta le basi per la strutturazione di un Osservatorio Permanente sull’andamento del credito alle imprese del territorio. L’obiettivo è quello di conoscere e stimare la vitalità del tessuto imprenditoriale regionale in tempo reale, al fine di strutturare un supporto adeguato costruito su misura per le imprese della regione.


Il rapporto tra credito e imprese inverte la tendenza negativa e comincia a mostrare qualche timido segnale di miglioramento. Questa l’immagine del rapporto tra imprese e credito che risulta dall’ultima edizione dell’Osservatorio regionale sul credito in Emilia-Romagna realizzato da Unioncamere Emilia-Romagna in collaborazione con l’Istituto Guglielmo Tagliacarne; se la tendenza negativa si era stabilizzata nel primo semestre del 2013, nella seconda metà dell’anno si è riscontrato un lieve miglioramento, pur restando ancora molto lontani da una normalizzazione della situazione. 

Le maggiori evidenze emerse dall’analisi congiunturale rilevano che, mentre il primo semestre 2013 segnava una sostanziale stabilità delle situazione rispetto all’anno precedente (quindi su livelli piuttosto bassi per le imprese in termini di valutazione del rapporto con il credito sia per credito concesso che per le condizioni applicate), il secondo periodo di sei mesi del 2013 si evidenzia un leggero miglioramento in termini di quantità di credito concesso, tassi applicati, tempi di valutazione delle richieste di credito e richieste di rientro da parte delle banche.
Migliora, anche se meno intensamente rispetto alle altre variabili, il giudizio rispetto alle garanzie richieste dagli istituti di credito. Nonostante questa migliore intonazione del giudizio delle imprese sulle condizioni del credito, l’assetto finanziario delle imprese appare ancora molto stressato con oltre l’80% delle imprese che dice di destinare principalmente le proprie risorse alle spese correnti. Anche restringendo il campo alle sole risorse finanziare prese a prestito, la principale destinazione è la gestione corrente.
Nel corso di questa crisi è apparsa chiara più che mai l’importanza dei confidi quali strumenti di agevolazione dei rapporti tra imprese e mondo del credito. Il ricorso ai confidi, infatti, è andato velocemente aumentando dopo il 2008, tanto che, oramai, oltre un quarto delle imprese intervistate vi ha fatto ricorso durante la propria esistenza. La maggior parte di queste imprese ne valuta adeguati i servizi.

L'analisi strutturale dell'Osservatorio si focalizza sulle caratteristiche distintive di quell’insieme di imprese che, anche in questi anni così difficili, hanno riportato risultati aziendali positivi e hanno continuato ad avere un buon accesso al credito. Ciò pone in evidenza alcuni comportamenti virtuosi, alcune buone pratiche, da estendere ad altre imprese.   

In primo luogo l’investimento sulla formazione del personale. Già in diverse analisi svolte dal Centro studi di Unioncamere Emilia-Romagna è emerso come tutti gli elementi di valorizzazione del personale siano determinanti nell’aumentare la capacità delle imprese di far fronte ad aventi avversi e cogliere le opportunità positive che l’ambiente presenta. Questa ricerca offre una dimostrazione ulteriore dell’importanza dell’investimento sul personale per il successo dell’impresa. 

Una seconda area di buone pratiche imprenditoriali è costituita da quelle inerenti l’innovazione, intesa a 360 gradi. Ricadono in quest’area l’attività brevettuale, che può essere considerata come manifestazione della capacità dell’impresa di avviare innovazioni di prodotto e di processo, ma anche l’introduzione del controllo di gestione che può, a sua volta, essere intesa come la propensione all’innovazione organizzativa e gestionale. Sempre nella stessa area ricade anche l’adozione dei nuovi media, cioè, di tutti i nuovi canali e metodi per interfacciarsi con il mondo esterno.   

La terza tipologia di buone pratiche è costituita dall’investimento imprenditoriale in azienda. Le realtà nelle quali l’imprenditore ha investito risorse proprie hanno ottenuto risultati migliori in termini di performance aziendali e di rapporti col sistema del credito.   

Ultima buona pratica, ma non meno importante, l’internazionalizzazione. Nei settori dov’è possibile, è bene non rimanere chiusi all’interno dei confini nazionali anche perché la domanda interna, dati i livelli di disoccupazione prospettica e l’impossibilità di espansione della spesa pubblica, rimarrà probabilmente su livelli bassi ancora per diverso tempo.   

Investimento sul personale, innovazione, capitalizzazione e internazionalizzazione. Sono questi gli elementi di maggior rilievo che accomunano le imprese che hanno avuto i migliori risultati e le buone pratiche da consigliare alle imprese che vogliano migliorare le proprie performance ma sono anche, a ben vedere, indicatori di una meta-caratteristica ulteriore: un atteggiamento imprenditoriale e manageriale più dinamico e proattivo. 


21/07/2014

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